Terremoti

Chiedersi se sia giusto oppure no. Chiedersi se é quello che si vuole. Pensare di volere altro dalla vita, di voler tornare indietro. Il pensiero di non essere adeguati si insinua e prende dentro, prende l’anima. Cerca di far crollare quelle tante certezze costruite una sopra l’altra, mattoncini fermi e ben saldi l’uno all’altro.
Sono momenti forti. Sono scosse di terremoto . Sono tsunami. Sono botte e lividi.
La sensazione di vuoto sotto di sé é forte. É come essere un equilibrista su una corda sospesa tra i Canyon.

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Perché, diciamoci la verità, quando siamo minacciati all’improvviso da emozioni che non vorremmo provare, da sensazioni che ci prendono per la gola e ci sbattono contro un muro e ci chiedono “e ora? Come reagisci?”, sono poche le scelte che abbiamo.
Farsi abbattere. Farsi travolgere. Piangere e guardare il viola sulla pelle.
Oppure alzare la testa, guardare dall’alto al basso e prendere coscienza del momento.
A quel punto ci si rende conto che niente é più forte di quello che si ha dentro.
Bisogna gridare, a voce alta, dentro di sé che i mattoncini sono ancora lí, e ci eravamo solo girati dall’altro lato, e non li vedevamo. Bisogna staccarsi dal muro.
É solo a quel punto che il lumicino che stava per spegnersi riprende ossigeno e ricomincia a bruciare forte, più forte di prima.
E no, non rimarranno rovine o crepe. Non rimarranno macerie. Non rimarranno ferite o cicatrici.

 

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