Prima di un viaggio

Mancavano poche ore alla partenza e poi per un lungo periodo non si sarebbero visti.
Gli ultimi giorni erano stati intensi, un crescendo di voglia di emozioni forti, di quelle che rimangono dentro e che si portano con se per tanto, tantissimo tempo. Ed era cosí che volevano salutarsi. Lui il padrone e lei la sua micetta.
Era ora di cena ormai e la fame iniziava a farsi sentire. Una dolce gattina se ne stava in un angolino, tutta nuda ed intimorita.2017-08-27_10h17_35

Glielo aveva ordinato Lui di stare lí, in posizione di attesa. La ciotola davanti, le zampette davanti alle ginocchia, i polsi incatenati tra loro non troppo stretti, delle seducenti calze a rete, una codina infilata lí ormai da qualche ora ed il suo collare con attaccata la catena.
Del resto si sa, le micie sono un pò ribelli a volte, fanno quel che vogliono e quello che gli va in quel momento. Invece Lui la voleva lí. In quella posizione ed immobile.
Il viso era semi coperto da una maschera nera con la forma delle orecchie di una gattina tanto dolce quanto sexy e provocante.
Lui stava preparando la cena, sistemando la tavola, accendendo il forno.
Lei era lí con la sua ciotola davanti con i croccantini ed il latte. Aveva fame ma era timida a mangiare da lí.
Lui la vide e capí la sua paura.
Quella é la tua cena. Non avrai altro. Se la finisci avrai il dolce dopo. Altrimenti oltre a rimanere digiuna ti punirò!”
“S…si padrone!”
Fu un attimo improvviso, uno sguardo fulminante dai suoi occhi scuri. Si avvicinò con calma alla sua gattina e si abbassò fino ad arrivare col viso vicino al suo… Le accarezzò il musetto fino ad arrivare al collare, prese la catena e la tirò giú con forza. La sua bocca sensuale finí d’un tratto nella ciotola e lei si trovò completamente sporca di latte.
“Sei la MIA GATTA! Le gatte non parlano! MIAGOLANO! quindi, ora ti pulirai questo bel musetto proprio come una gattina, con la zampetta e la lingua, nel frattempo io finisco di preparare. Quando sarò seduto qui a tavola, tu miagolerai e verrai da me, sulle mie gambe, da sola. E ti punirò… Perché evidentemente non vuoi fare la brava oggi!”
Miao!
Le sculacciate erano forti e dolorose e ad ognuna un miagolio doveva uscire dalla sua boccuccia. “Miao!”. Spank! “Miauu!”..
Una piú dolorosa della precedente. Non sapeva quando avrebbe finito. Probabilmente quando il culetto sarebbe stato bello rosso rosso delle sue manate pesanti.
Miao!
“Mmmm… Ti farà male per un bel pò!” disse Lui con un sorrisetto mentre le carezzava la schiena facendole sentire le unghia. “Ora però ti potrai rilassare un pò mia micetta. Sai come vero? Sai cosa dovrai fare? Io sarò impegnato a mangiare e non potrò dedicarmi a te… Un vero peccato… Una micetta cosí carina…” e nel frattempo le sistemava la coda, la muoveva, la spingeva…
Miauuu!
“Vai giú!”
Uno sguardo intimorito attraversò il volto della gattina. Che intenzioni aveva ancora? Forse lo sapeva. Forse lo aveva intuito, ma sperava di poter tornare nel suo angolino quanto prima per poter recuperare il fiato dopo il dolore delle sculacciate. Non si mosse.
“Ho detto vai giú! Non mi piace ripetere due volte le cose!”
Miao!
Andò giú, sotto il tavolo, tra le sue gambe. Lui si avvicinò con la sedia al tavolo e la strinse lí sotto, lei si trovò costretta con la faccia sul suo membro ormai al massimo dell’eccitazione.
Fu quando le prese la testa e le tirò i capelli che un brivido la pervase e scese fin giú, fino al posto che in quel momento avrebbe accolto il suo padrone con tutta la voglia che aveva. Ma non era il momento. La micetta oggi non avrebbe goduto se non con la mente.
Lo voleva, lo desiderava da impazzire. Ora avrebbe avuto il suo dolce.
Le prese la testa e lei con la bocca aperta lo accolse fino in fondo, fino alla gola.
Lo desiderava da impazzire e sentiva crescere dentro di se la passione di farlo godere, di far provare anche a lui quella sensazione di non ritorno, di perdita della concezione del tempo e dello spazio. Voleva farlo venire, voleva nutrirsi di lui.
“Succhia! E non farmi venire prima che abbia finito di cenare o saranno guai!”
Ma lei non lo ascoltò, eseguí il suo ordine con tutta la perversione che la contraddistingueva. Lo sentí crescere e la sua malizia aumentò di piú.
“Ti ho avvisata!” sussurrò lui da un posto ormai lontano kilometri per lei.
Non le importava. Non resisteva. Con vigore mosse piú velocemente la testa, lui mise una mano sotto il tavolo le prese i capelli, la allontanò dal suo membro e poi ormai rassegnato alla foga delle sue pulsioni, glielo spinse fino in gola e venne.
Si allontanò piano dal tavolo spostando la sedia e sempre tenendola per capelli le sussurrò nell’orecchio “Ti avevo avvisata!” e con uno sguardo ancora voglioso, leccandosi il musetto e sorridendo maliziosamente lei rispose “Ops!”

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