Lei

Non poteva nascondere più la voglia che aveva di lei, di quelle labbra. Baciare una donna é come assaporare la morbidezza di un frutto prelibato, tanto desiderato e ricercato da non poterne più fare a meno.
Non é facile trovare la persona giusta, si sa.

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Ma per lei era ancora piú difficile perché aveva le sue pretese. Un viso dolce, questo é certo, ma anche un bel sorriso e una buona dose di gentilezza e simpatia erano necessarie per attirare la sua attenzione. Cosa fondamentale per lei era la malizia, la giusta dose di malizia era la ciliegina sulla torta che le faceva perdere la testa.
Non riusciva a togliersela dalla testa. Per questo, da sola in casa, pensa a lei, prende il telefono e la chiama.

Ciao –esordí
Hei ciao! – la sua voce calda e sorridente rispose con prontezza
Ti pensavo, sai?! Sono sola in casa e ricordavo i nostri ultimi momenti insieme…
ahahah sei la solita. Sono con il mio ragazzo ora. Tra un pó ti richiamo, ok?!
ah… va bene. Volevo solo fare due chiacchiere. Allora a dopo. – e chiuse il telefono quasi tristemente.
É sul letto, quel letto cosí grande e spazioso per una sola persona ed aveva voglia di lei.
Si erano incontrate per caso, su un autobus preso al volo per un pelo. Erano li, una di fronte all’altra, due ragazze semplici, due studentesse. E si guardavano, come se ci fosse una strana attrazione tra loro.
Clara era colpita dalle sue labbra, cosí semplici, disegnate. Avrebbe voluto fermare il tempo, avvicinarsi al suo viso immobile, sentire il suo profumo e toccargliele, accarezzarle con un dito delicatamente, sfiorarle e basta. Si riprese da quel sogno e vide che lei ebbe un brivido, si morse le labbra e sorrise. Si chiese se non fosse successo davvero.
La cosa strana accadde quando scesero alla stessa fermata e presero la stessa strada, andando verso lo stesso negozio di abbigliamento.
Fu cosí che iniziarono a chiacchierare, si conobbero, si incontrarono per bere un cocktail una sera, poi per un aperitivo a casa, e fu cosí che Clara poté avere quelle labbra morbide.
Ora le desiderava di nuovo. Era passato un pó di tempo ormai da quel pomeriggio.
Suona il citofono.
Clara sobbalza dai suoi pensieri, rotola giú dal letto e nel suo pigiamone si avvicina alla porta.
Chi é?
Sono io, scema, apri.
Un sorriso a trentadue denti si stampa sul viso e apre subito, immediatamente, senza attendere neanche un secondo in piú. In fondo ci sperava, anche se era in attesa solo di una telefonata.
Clara, intimidita per i suoi pensieri maliziosi le dice di entrare e di accomodarsi, dopo essersi scusata per l’abbigliamento trasasndato. Ma lei non le diede neanche il tempo, lascia la borsa, si toglie la giacca, e dice sorridendo “allora?, mi stavi pensando?!”. Si gira verso Clara, e, senza neanche darle il tempo di parlare, la prende per la gola, si avvicina alle sue labbra e le sussurra sfiorandola e spingendola con forza verso il letto “non credi che una visita di persona sia meglio di una fredda telefonata?!”.
É persa, la sua testa in un attimo era andata in un altro mondo, Clara non desiderava altro che quelle labbra, e quel corpo, e quel calore che solo lei sapeva darle, diverso, morbido e soffice, sensuale e delicato, ma nello stesso tempo violento e passionale. Si fa trascinare e spingere su quel letto che fino a qualche minuto prima era freddo. Si fa spogliare da quel pigiamone e le mani che fino a poco prima le stringevano il collo con forza diventano delicate.
I sospiri si fanno intensi. Gli sguardi diventano infuocati. Le mani toccano, accarezzano e tra quei baci rubati graffiano. I corpi sinuosi si rotolano su quel letto e le gambe si incrociano e spingono sui sessi umidi. I capezzoli turgidi a volte si sfiorano tra loro, oppure una delle due ne morde uno con la voglia di strapparlo, di succhiarlo, di farlo suo.
Le toglie le mutande, se le tolgono entrambe, e le dita si perdono in quel groviglio di umori. Le lingue esplorano, ormai, non solo la bocca e la pelle. Le gambe sono aperte e non piú incrociate tra loro. I sospiri sono diventati gridolini di piacere ed i respiri sono sempre piú affannosi, sopraffatti dal desiderio carnale che cresce.
Fino all’apoteosi, fino alle stelle, fino a stringere gli occhi e a non capire piú il luogo e il tempo in cui si trovano, fino a non sentire piú i morsi sulle labbra e fino a non sentire piú i graffi sulla schiena.
Un suono forte, ofuscato ma forte, un trillo, ora nitido. Clara apre gli occhi, é il citofono.
Si era addormentata, non c’é lei al suo fianco.
Va ad aprire, é Francesco, il suo ragazzo. Gli sorride, lo bacia con la mente ancora intontita e vogliosa di lei. Lui la prende forte la tocca, é sua.
Mmh! Sei bagnata! A cosa pensavi?!
Clara sorride e devia lo sguardo. Chissá se mai glielo dirá a Francesco.
A lei… pensavo a lei.

 

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