La cultura dell’ignoranza

ENGLISH TEXT BELOW.

Più vengo a contatto con le varie scene BDSM e con le rispettive community kinky sul territorio, più mi rendo conto di quanto esse siano spesso il riflesso del tessuto sociale in cui sono immerse.

E’ vero, esse sono un sotto insieme – peraltro ridotto – della società e quindi è semplice immaginare come di fatto siano soggette a tutti i meccanismi sociali che regolano le interazioni tra le persone.

Solitamente si è portati a pensare che le persone della scena che hanno raggiunto una maturità sessuale, tale da svilupparne una alternativa a quella mainstream, siano tendenzialmente di mentalità aperta, liberi da schemi e pregiudizi tali da creare un ambiente safe, inclusivo e aperto all’accoglienza. Cosa indiscutibilmente vera: i numeri delle persone che frequentano eventi come i Munch, i play party ed altri in qualche modo legati ad esempio al bondage, al whipping e ad altre pratiche sono in netto aumento, se si guarda agli ultimi anni. Tutto questo probabilmente grazie anche al fatto che queste attività sono ormai promosse largamente sui social network, dedicati e non.

Spesso però si sottovaluta il rovescio della medaglia. Infatti, tutto questo va relazionato alla realtà sociale a cui si riferisce: nonostante la forte crescita di cui sopra, le community sono una forte minoranza rispetto alla società. Questo scatena un fenomeno sempre più evidente e difficile da contrastare, figlio direttamente della ricerca continua di una maggiore inclusività: l’abbassamento del livello di “selezione in ingresso” e il conseguente prosperare di una ignoranza che, anzichè essere arginata, viene spesso mascherata come goliardia e capacità (positiva) di prendersi poco sul serio.

Capita infatti che molti eventi (dagli aperitivi ai play party) siano sponsorizzati come feste “tra amici” e, vagliando le descrizioni, non è difficile ritrovare svariati richiami al “prendersi poco sul serio” e a fare prima di tutto caciara.

Mi è perfettamente chiaro che spesso ciò accada in totale buona fede, con l’intento di voler un po’ dissacrare qualcosa che, per chi non è già all’interno, possa apparire nebulosa, ambigua, in qualche modo regolata e, al limite, pericolosa con l’obiettivo di poter fare avvicinare persone magari anche minimamente curiose.

Peccato che, personalmente, ritengo che il BDSM sia proprio questo: qualcosa di oscuro, che ha il suo fascino anche perché non si possa vivere alla luce del sole; qualcosa di ambiguo, perché mostra il lato nascosto della personalità delle persone; qualcosa con delle regole (non scritte) ma di norma ben precise e largamente conosciute da tutti; qualcosa di pericoloso, da molto poco (una sculacciata non ha mai ucciso nessuno) fino al pericolo di vita.

È questa combinazione che lo rende in qualche modo eccitante e che mi attrae, che mi ci fa riconoscere come sessualità.

Non fraintendetemi, non sono di quelli esaltati che pretendono di avere la schiava in alto protocollo per la quale valgano le regole di un rapporto come si può leggere in Histoire d’O. Il messaggio che provo a passare è il seguente: fare apparire una community BDSM come un qualcosa di faceto, di superficiale, dove chi approccia con serietà è spesso visto come un bacchettone mentre chi lo fa con superficialità è benvoluto e acclamato, a lungo andare produrrà degli effetti devastanti per la community stessa.

Per cui viva l’inclusività, viva l’accoglienza, ma senza dimenticare che non è necessario essere in tanti per poter fare qualcosa. Non è necessario sacrificare la cultura per avere un network più diffuso.

Proviamo a prenderci sul serio, non sempre ma ogni tanto. Perchè se da un lato è sbagliato prendersi sempre e troppo sul serio, dall’altro è sbagliato non farlo mai.

Partendo dal presupposto che noi italiani traduciamo erroneamente to play con ‘giocare’, proviamo a considerarlo come qualcosa più di un gioco: una situazione, privata o pubblica che sia, in cui svolgiamo delle attività che richiedono quasi sempre attenzione e che spesso non si possono improvvisare. Proviamo a considerare che non per forza occorre vivere un play party come se si fosse al luna park, facendo più giri possibili su ogni giostra e proviamo a pensare che la riuscita di un evento non è sempre direttamente correlata al numero di partecipanti, ma spesso va pesata anche sulla qualità dell’ambiente in cui si vive.

Personalmente, non reputo ignoranza e superficialitàuna cosa positiva. Mai, in nessun contesto. Sicuramente è anche una questione di gusto, per cui gli eventi “pizza, birra e sadomaso” non fanno troppo per me. Però anche nel prendere una pizza e una birra non occorre necessariamente buttare tutto in caciara!

Vorrei concludere con un invito a chi legge.

Ho conosciuto in questi ultimi 2 anni alcune persone che hanno fatto (e investito) tanto per poter portare un contributo concreto alle proprie community locali. Se proprio dovete buttarla in caciara e fare della superficialità e dell’ignoranza lo scudo e la spada con cui difendete ciò che costruite, quanto meno non denigrate e non deridete chi ha un approccio strutturato, che richieda un maggiore livello di serietà, e che promuova una serie di aspetti culturali. Perchè sinceramente tante volte mi pare di vedere una situazione tipica da scuola media, dove chi non ha voglia di impegnarsi minimamente e cerca l’accettazione mediante il disturbo dà del secchione a quello a cui piace studiare, come se fosse lui a fare la cosa sbagliata.

E, trattandosi però di persone adulte che si dicono tra l’altro “emancipate” tutto questo sfocia nel grottesco, rasentando il ridicolo.

 

The more I come in touch with different BDSM scenes and the related communities, the more I notice how much they usually are the mirror of the social texture they are in.

It is true, the communities are a (very small) subset of the society, so it is not difficult to imagine how they are affected by all the mechanism which regulate social interactions between people.

Usually, we get to think that people of the scene, who reached a high sexual maturity and who were able to develop an alternative one, are generally open-minded, free from schemes and preconceptions so they are able to create a safe environment, inclusive and welcoming. No one could say that it is not true, the numbers of people who attend to the events like Munches, play parties and other in a certain way related (like bondage or whipping event, and so on) are definitely increasing in the last years. Probably, also thanks to the fact that those activities are widely promoted on the social networks.

By the way, the flip side of this is often underestimated. In fact, these considerations have to be referred to the social reality we are considering: despite the high growth, communities are always a strong minority compared to the whole society. The direct consequence – which is becoming more evident time by time – which is the son of the continuous research of a greater inclusivity: the decrease of the level of the selection and, consequently,  the flourishing of an ignorance which ofter is masked as joking and (positive) capability of taking ourself less seriously.

It happens that a lot of events (from aperitives to parties) are sponsored like “friends’ parties” and looking at the descriptions it easy to find that they are organized for people who would like to stay “without taking seriously”.

I perfectly understand that it often happens in good faith, maybe because someone wants to deconsecrate something which could seem to people coming from outside like dark, ambiguous, ruled and dangerous, in a certain way.

I’m sorry, but I think that BDSM is just like this: something dark, which fascinates me because I cannot live it in the light of the sun; something ambiguous, because it shows the dark side of people; something with several (not written) rules which are widely known from everybody; something dangerous, from a slap on the butt to life danger.

It is this combination that makes it exciting to me, which attracts me from a sexual point of view also.

Please don’t misunderstand me, I am not one of those fanatics who pretend to have the slave in high protocol who has to respect the rule of a relation like it could be read in Histoire d’O. The message is the following: make a BDSM community become something witty and superficial, where who approaches seriously is seen as a stiff while who approaches with superficiality is welcome and cheered, would produce devasting effects for the community itself.

So long life to inclusivity, long life to welcoming, but try not to forget which is not necessary to be a large number to do something. It is not necessary to sacrifice culture with the aim to have a larger network.

Let’s try to take us more seriously, just a little. Because if on the one hand, it is wrong always do this; on the other hand, it’s wrong never do it. Starting that we Italians translate to play referring to “gaming” in a wrong way, let’s try to consider playing like something more than a game: a private or public situation, where we are into activities which require attention and which very often we could not improvise. Let’s try to consider that a play party is not a luna park, where the most important thing is to try as many attraction we can before it closes. Let’s try to think that the success of an event is not always related to the number of participants itself, but maybe on the quality of the environment people live into.

Personally, I never consider ignorance and superficiality positive things. Never, in any case, for any reason. I know that it is also a question of sake because I don’t appreciate too much those events like “pizza, beer and sadomasochism”. But I also think that even if you are just going to have a pizza with a beer you don’t need to be like whoop-de-doo!

I would like to close with an invitation to the reader.

In the last two years I met some people who did (and invested) a lot to bring a concrete contribution to their communities. If you really need to get messy and to make superficiality and ignorance be your shield and sword which you would use to defend what you build, please do not denigrate or mock people who have a more structured approach, which requires a higher level of reliability and which promotes some cultural aspects.

Because a lot of times I see a typical situation from secondary school, where guys who do not want to put efforts into lessons insult and call ‘nerd‘ those guys who like to study, as it is he who one who is wrong.

In fact, since we are talking about adults who pretend to be emancipated, this situation becomes freakish and ridiculous.

 

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s