Ichigo Ichie

ITALIAN TEXT BELOW

I found this expression reading the book “Iro-Iro – Il Giappone tra pop e sublime”. written by Giorgio Amitrano, who translated it as “unique and unrepeatable meeting“. Unfortunately the book is not translated into English, so here you’ll find my personal translation of the passage in which I found the inspiration for this article:

In an essay, Kawabata described the moment in which, on a terrace of a hotel in Honolulu, he noticed how the morning light was landing on the glasses arranged in a row like an ichigo ichie, a moment which doesn’t have a before nor an after and it is born from a particular combination of circumstances. To change even only one of them would break the spell.

Original version in the Italian text below.

Needless to say, it generates a lot of similarities in my head, thinking of kinbaku.

First, I did some research. Literally, it means “one time, one meeting” but often it is freely translated as “for this time only” or “every meeting is unique in life”. The expression could be attributed to Sen No Rikyuu (1522-1591), master of tea ceremony. It takes the meaning of “I’ll do my best to show you my hospitality and to perform this ceremony in a perfect way because every meeting is unique in life“.

In this way, every tea ceremony will be unique and different from every other, even if the same people will be present.

Unique and unrepeatable.

I can now better understand how some couples are able to practice for many years and get emotional again, living ropes in an intense way.

It’s true, I tie almost exclusively my life partner, so it happened once in a while that it seemed like the initial enthusiasm faded or like that passion we had in common was vanishing. It happened very rarely, but I confess that every time I asked myself some questions.

Will I be able to move her, next year? What do I have to invent in order to always be new and unpredictable? We state that kinbaku is the journey and not the destination, but what will happen if one day we will reach it?

Ichigo Ichie

A simple concept, near to the obvious, it burst into my soul.

Every session will be different from the other.

So I asked myself if we break this principle every time we insist with a student on a Takate-Kote, on a Futomomo or about every other patter repeating him that if he wants to tie it in a good way, he must do it always in the same way, up to the point where he could perform it even blindfolded or by reversing his hand.

Simply, I just say no. Didactics must not be confused with a session. To repeat a pattern again and again (in the right way!) means to make it ours, it means that we can tie it just by using our muscle memory and that we can adapt it to every situation while our mind is on our partner.

In a similar way, this principle can be used also when we start almost all our session with the model seated in seiza (the traditional sit down) and then we tie a two ropes gote (TK).

Thinking about it, also in this case I trained myself a lot to be repeatable in the execution of this pattern. But in reality, it is different every time. A lot of things could change, maybe because my intention is different or maybe because of my mood changes. There will be a stand-alone TK session and there will be other faster ones. Also, the way I module the tension will make the TK different from time by time, even it will be always solid, safe, functional and possibly aesthetically pleasing.

The idea that no session will be beautiful like another simply because no session could be repeated helps me to live the moment with more intensity.

It pushes me to do the best, to give the maximum I can, every time. It makes me care about every detail, because it will be part of something unrepeatable.

It frees me from the weight of the future because it makes me bonded to the present.

Treasure every meeting, for it will never recur.

Be grateful for this never-to-be-repeated moment.

We only have one chance to enjoy this present moment.

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Ho incontrato questa espressione leggendo il libro “Iro Iro – Il Giappone tra pop e sublime” di Giorgio Amitrano che la traduce come “incontro unico e irripetibile“:

In un saggio, Kawabata (Yasunari Kawabata, 1899-1972, scrittore ndr.) descriveva il momento in cui, nel ristorante sul terrazzo di un albergo a Honolulu, si accorse di come cadeva la luce del mattino su bicchieri disposti in fila come un ichigo ichie, un momento che non ha né un prima né un dopo e nasce da una particolare combinazione di circostanze. Cambiarne una sola spegnerebbe l’incantesimo.

Inutile dire quanti parallelismi con il kinbaku abbia generato nella mia testa.

Innanzitutto, mi sono documentato ulteriormente. La traduzione letterale é “un tempo, un incontro” ma spesso viene liberamente tradotto come “solo per questa volta” oppure come “ogni incontro é un’occasione unica nella vita”. L’espressione pare risalire a Sen No Rikyuu (1522-1591), maestro della cerimonia del tè. In quest’ambito, assume il significato di “farò il massimo per dimostrarti ospitalità ed eseguire questa cerimonia perfettamente, poiché ogni incontro è unico nella vita”.

In quest’ottica ogni cerimonia del tè sarà unica e diversa da tutte le altre, anche qualora avvenga con le stesse persone.

Unica e irripetibile.

Riesco così a comprendere meglio come facciano alcune coppie a praticare per anni, emozionandosi ancora, vivendo le corde in maniera intensa.

E’ vero, per me che lego quasi esclusivamente la mia partner ci sono stati dei momenti in cui sembrava che quell’entusiasmo iniziale si fosse perso, che quella passione che ci accomunava fosse andata a scemare. Benché sia capitato davvero di rado, non nascondo che ogni volta mi facessi delle domande.

Riuscirò a emozionarla ancora, tra un anno? Cosa dovrò inventare per far si che non si aspetti quello che sto per fare? Diciamo e sosteniamo che il kinbaku sia il viaggio e non la meta, ma cosa succede se un giorno la si dovesse davvero raggiungere?

Ichigo Ichie.

Un concetto di una semplicità al limite del banale, che inarrestabile irrompe nel mio animo.

Nessuna sessione sarà mai uguale ad un’altra.

Mi sono chiesto se contravveniamo a questo principio tutte le volte che insistiamo con uno studente sul Takate-Kote, su un Futomomo, su qualsiasi pattern ripetendogli fino alla nausea che per farlo bene occorre riuscire a farlo sempre uguale, al punto di dover riuscire a farlo anche bendato o a mani invertite.

Semplicemente, no. Non bisogna confondere la sessione con la didattica. Ripetere un pattern più e più volte (nel modo corretto!) significa interiorizzarlo, significa poterlo eseguire utilizzando la memoria  muscolare e poterlo adattare a qualsiasi situazione, mentre con la mente siamo sulla nostra partner.

In maniera analoga, tale principio vale anche se iniziamo quasi tutte le sessioni con la modella in seiza (posizione di seduta tradizionale), per poi legare il gote (TK) a due corde.

Pensandoci bene, anche in questo caso nonostante mi sia esercitato ad essere il più ripetibile possibile nell’eseguire tale pattern, ogni volta é diverso, perché può essere diversa l’intenzione con cui sto legando o il mio stato d’animo. Ci sarà il TK che potrebbe essere una sessione a sé stante e ce ne saranno altri eseguiti molto più velocemente, così come persino il modulare la tensione in maniera diversa possa renderlo ogni volta diverso pur essendo ogni volta solido, sicuro, funzionale ed esteticamente gradevole.

L’idea che non ci sarà mai una sessione bella come un’altra semplicemente perché quella non si potrà più ripetere mi aiuta a vivere ancora più intensamente il momento.

Mi spinge a fare del mio meglio e a dare il massimo, ogni volta. A non trascurare nessun dettaglio, perché sarà parte di qualcosa irripetibile.

Mi alleggerisce del peso del futuro perché mi tiene stretto al presente.

Fai tesoro di ogni incontro, perché non ritornerà.

Sii grato per questo momento irripetibile.

Abbiamo solo questa possibilità di vivere questo momento.

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