Good-pain-vs-bad-pain – Discover Kinbaku

ENGLISH TEXT BELOW


Ho sempre pensato a quale possa essere una adeguata spiegazione a quella che è la “buona” sofferenza, ovvero quella che ci fa stare bene. Mi sono ritrovata a dover rispondere a questa domanda durante la serata a Genova di “Rope ‘n’ Talk” ed ancora oggi penso a quale possa essere una spiegazione esaustiva.

In seguito ho letto questo articolo molto completo scritto da Discover Kinbaku. Nell’articolo si spiegano i vari aspetti della sofferenza e del dolore evidenziandone le differenze e proponendo un percorso per analizzare dentro se stessi la situazione in cui ci si trova.

Qui potete trovare una sintesi in italiano ed in inglese con alcuni punti salienti che ho voluto evidenziare e che provano a spiegare dei passaggi fondamentali per affrontare al meglio una legatura da parte del/della bottom.

Ringrazio gli amici di Discovery Kinbaku per avermi concesso di tradurre il loro articolo.

Buona lettura.

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Discover Kinbaku

Potete trovare l’articolo completo cliccando qui

Il dolore appartiene naturalmente ad una esperienza in cui si esce dalla zona di comfort. Quando si gioca con pratiche di restrizioni fisiche, sospensioni, compressione, estensione e torsione del corpo o altre situazioni in cui il corpo è in posizioni stressanti, è probabile che a un certo punto bisognerà avere a che fare con il dolore.

Concezione diffusa è che il dolore si manifesti per tenerci al sicuro da eventuali danni.

[…] Se il cervello percepisce la minaccia come pericolosa, crea la sensazione di dolore per dirigere l’attenzione su quella parte del corpo, in questo modo si cerca di ridurre il pericolo di danno dovuto alla minaccia dolorosa. […] Tutto questo spiega la nocicezione ovvero la sensazione dolorosa, ma non il dolore, il quale non è meccanico. Siamo tutti diversi, tutti abbiamo limiti di resistenza diversi e diverse necessità di sicurezza e mentalità diverse.

[…]

Il dolore può farci stare bene quando è sofferto nel giusto modo.

Quando si chiede alle persone che praticano rope bondage riguardo a questo argomento, si sentono vari punti di vista e vari modi di apprezzare o non sopportare il dolore: “mi piace il dolore sordo e non mi piace il dolore acuto”, “non sopporto il futomomo a causa del dolore che mi procura sulla tibia”, “mi piacciono i back bend” oppure no, ecc. Il dolore può farci star bene anche in base al grado di stimolazione e naturalmente all’interazione con il partner, se si sente adatto al momento oppure se è causato da una intenzione specifica; in ogni caso, è importante ricordare che nel dolore esiste un potenziale pericolo di danno, perché nel rope bondage, il danno può effettivamente accadere.

[…] “”Un buon dolore”, come potrebbe essere quello prodotto pizzicando i capezzoli, in genere ha una componente erotica, non è significativamente dannoso e aggiunge dell’energia al gioco.

“Un dolore cattivo”, come la legatura eccessivamente stretta, in genere, non ha una componente erotica, può essere significativamente dannosa e toglie energia dal gioco.”

Da Erotic Bondage Handbook by Jay Wiseman.

A questo punto può essere proposto uno schema a tre domande per aiutare a distinguere tra dolore cattivo e buono e sentirsi più sicuri quando si interagisce con il dolore. Ad ogni modo, bisogna tenere presente che questo è un modello generalizzato. Prova a cercare le tue risposte a queste domande.

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[…]

  • È dannoso?” (“Is it damaging?”)

[…] Quando la tua risposta è “” è probabile che ci sia il rischio di infortunio e questo è ciò che chiamiamo cattivo “Danger Pain” (1). Questo dolore indica la possibilità di lesioni: non deve essere tollerato o affrontato! Continuare la sessione di bondage con un dolore così doloroso porterà solo a dolori più gravi e possibili lesioni. Comunicalo immediatamente usando la parola d’ordine che hai concordato con il tuo partner e termina la sessione di rope bondage.

Quando la tua risposta alla domanda è “No“, nel senso che si è abbastanza sicuri che non vi sia alcun pericolo acuto, c’è un’altra domanda a cui si potrebbe rispondere:

  • Ti senti bene?” (“Does it feel good?”)

Se non si è sicuri (o si è nuovi all’idea che il dolore potrebbe essere di tipo “buono”), bisogna valutare se c’è un cambiamento di sensazioni e di emozioni: questo cambiamento può manifestarsi come un’onda calda di energia (dipende fondamentalmente da ormoni che mandano via la tensione e danno il via ad emozioni, lacrime o risate, può portare a sensazione gioiosa, eccitazione sessuale, sensazioni nebulose etc…

[…]

Un dolore di tipo “buono” è ancora più difficile da descrivere, perché tutti lo sperimentano in modo diverso. Il punto principale è che sei in grado di farti rilassare in ciò che sta accadendo.

Se nei tuoi pensieri o nel profondo senti di poter rispondere “Sì!” alla domanda, anche se in alcuni momenti potresti sentirti sopraffatto o spaventato, c’è la possibilità che tu possa finalmente rilassarti a questi stimoli, ammorbidire i muscoli ed espirare. In questi casi si verifica uno SHIFT nel tuo stato a causa dell’impatto ricevuto che sei stato in grado di elaborare senza irrigidirti.

Quindi quando la tua risposta è “, mi fa sentire bene”, sei nella Zona “Dolore Piacevole” – Good “Pleasure Pain” (2). Cosa si può fare in questo caso, allora? Godere! Respirare e sentire cosa succede in te e condividerlo con il tuo partner in maniera esplicita o meno, oppure discutendone in seguito!

[…]

Quando la tua risposta è “No“, nel senso che stai soffrendo nonostante non ci sia alcun segno di pericolo e non riesci a rilassarti completamente a ciò che sta accadendo, potresti porti una terza domanda:

  • Posso cambiare la situazione?” (“Can I change it?”)

Poiché ci si è accertati che non ci sia alcun pericolo, si può provare a fare tre respiri, il più profondo possibile in relazione alla legatura e fare un check-in con se stessi. La ragione per cui provi un fastidio (o che più in generale non ti piaccia la situazione) potrebbe essere dipeso dal rigger: scarsa tecnica nel legare, cattiva gestione delle linee, scarsa gestione del corpo ecc. Oppure potrebbe essere dovuto a te: il tuo atteggiamento, sfiducia, paura, insicurezza: quando riceviamo segnali di allarme, il nostro cervello minimizza, esagera e può interpretare male.

Le decisioni del cervello sono influenzate dai nostri stati d’animo da ansie oppure da aspettative.

[…]

L’ansia può essere innescata dalla mancanza di esperienza o di informazioni (esempio: ho letto qualcosa sui problemi nervosi, ma non ho idea di come ci si sente e cosa fare poi), non sentendosi al sicuro con la persona che lega, o anche da molte altre cose:

  • Non fidarsi del partner (su capacità o sicurezza personale)
  • Preoccupazioni per possibili risultati o prestazioni
  • Resistenza a lasciarsi andare, “combattere” la corda
  • Essere insicuro sui limiti
  • Essere insicuri su come comunicare
  • Sensazione di dolore ansioso in attesa
  • Temere di perdere il controllo sulla situazione
  • Non essere a proprio agio con la propria sessualità

[…] La nostra attitudine interiore gioca un ruolo fondamentale nell’esperienza che si crea insieme al rigger ed anche con una tecnica perfetta, con una tensione adeguata e con il corretto posizionamento delle corde possiamo finire per avere un sacco di dolori “negativi” o di fastidi e si rischia di non arrivare al punto in cui possiamo lasciarci andare.

La buona notizia è che in ogni caso abbiamo il potere di lavorare sul tuo atteggiamento interiore – quando TU scegli di farlo.

Come fare il check-in? Fai tre respiri profondi e osserva cosa sta succedendo. Consenti a te stesso di adeguarti un po’ a queste sensazioni ed emozioni scomode, dal momento che non vi è alcun pericolo immediato. Controlla se i tuoi muscoli sono tesi, specialmente la tensione facciale, fai caso se la mascella è serrata, il corpo intero è in tensione, se stai trattenendo il respiro: cerca di concentrarti sulla respirazione. Inspira ed espira. Vedi se qualcosa è cambiato. Diventa più facile? Probabilmente sei nella zona “Mixed Pain” di “Good & Bad“(3).

Posso darti un consiglio: respirare è sempre una buona idea. O la tua tensione si allontana e ti senti molto meglio nella legatura o ti rendi conto che hai reali motivi per sentirti in questo modo.

Nel caso in cui non diventi più semplice, nonostante i tuoi tentativi di respirare e rilassarti, la tua ansia è in aumento e non sembra adeguata alla situazione, ti trovi nella zona cattiva “Non-Danger Pain” (4) e devi comunicare con il tuo rigger. […]

Tutto questo può anche dipendere da una corda non adeguata con tensione sbagliata (troppo stretta, troppo lenta – sì, troppo lenta può essere un problema perché se la struttura della corda non ti tiene devi tenerti su tendendo i muscoli), posizionamento sbagliato (per esempio corde del TK troppo basse), nessun controllo sul contatto con la corda, cattiva gestione della linea di sospensione: non devi tollerare tutto ciò e non devi sottovalutare i problemi. Puoi dare una mano molto maggiore al tuo partner di corde dandogli un feedback amichevole e onesto su come ci si sente. Comunica subito o dopo la sessione a seconda di quanto sia urgente la situazione per te.

E ricorda sempre: l’esperienza del dolore è soggettiva.

Ciò che conta è come ti senti tu. Se non riesci a gestire gli stimoli, se non riesci a rilassarti, se supera i tuoi limiti questo significa per te che è un “dolore cattivo”.

[…]

Sì, avere una bella esperienza è un’abilità che può essere sviluppata. Il tempo per sviluppare questa abilità può diminuire, imparando a notare cosa il nostro corpo ci sta comunicando e confidando in esso. Non è mai una buona idea forzare.

In fondo, c’è del vero nella comune consapevolezza che il dolore è lì per proteggerci.

Buon divertimento!


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Discover Kinbaku

I have always thought about what can be an adequate explanation to what is the “good” suffering, or the one that makes us feel good. I found myself having to answer this question during the evening of “Rope ‘n’ talk” in Genova and I still think about what an exhaustive explanation might be.

Later I read this very complete article written by Discover Kinbaku. The article explains the various aspects of suffering and pain, analyzing the differences and proposing a path to analyze within yourself the situation in which we find ourselves.

Below is a summary  with the highlights that I wanted to highlight and try to explain the basic steps to better address a tie by the bottom.

I would like ti thanks our friends of Discovery Kinbaku for this opportunity ti translate their article.

Enjoy the reading.


For complete article click here

Pain naturally belongs to the experience of going out of comfort zone. When playing with physical restriction and gravity, compression, extension and torsion and all possible ways of bringing the body in stressful positions, chances are at some point you will interact with pain.

The common understanding is that pain exists there to keep you safe.

[…] If the brain perceives the threat as credible, it creates the sensation of pain to direct attention to the body part, so the threat can hopefully be mitigated. […] That explains nociception, but not pain. It is not mechanical. We all are different, we all have different endurance limits and different needs for safety, different wounds and different mindsets.

[…]

Pain can feel good, when it is a right kind.

When asking rope people about that, I mostly hear likes and dislikes: I like dull pain and I don’t like sharp pain, I cannot stand futomomo because of my tibia, I looove back bends etc. It also can be about degree of stimulation and of course interaction with the partner, whether it feels right in the moment and whether the pain is caused by intention. And of course we still like to pay attention whether there is a potential danger, because in rope bondage, damage actually CAN happen.

[…] “Good pain”, such as might be produced by pinching the bottoms’ nipples, typically has an erotic component to it, is not significantly damaging and adds to the energy of play. “Bad pain” such as painfully tight bondage typically does not have an erotic component, may be significantly damaging and detracts from the energy of play.

Erotic Bondage Handbook by Jay Wiseman”

So here is our Three Questions Schema to help you making a distinction between bad and good pain and staying safe when interacting with pain. Please keep in mind that this is a model, which means certain generalization has been made. We offer you questions with the hope that you will find your own answers.

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[,,,]

  • “Is it damaging?” 

[…] When your answer is “Yes” it’s likely that there is a risk of getting injured and this is what we call Bad “Danger Pain” (1). This pain indicates injury. Do not tolerate this kind of pain! Continue the rope session with such bad pain will lead only to more bad pain and possibly injury. Communicate it immediately using stop word you agreed on with your partner and finish the rope scene.

When your answer to the initial question is “No”, meaning you are pretty sure there is no acute danger, there is another question which you might like to ask yourself:

  • “Does it feel good?” 

Again, how to tell? If you are not sure (or if you are new to the idea that pain might feel good), see if there is a shift in your state… It can manifest itself as a warm wave of energy (basically, hormones washing your tension away and giving a way to emotions, tears or laughter, it can bring bubbling joyous feeling, sexual arousal, feeling foggy or high…

[…]

Good pain is even more difficult to describe, because everyone experiences it differently. Main point is that you are able to relax into what is happening. Deep inside of you if feels like “Yes!” even if you might feel overwhelmed or scared at times… there is a possibility for you to relax eventually into these stimuli, soften your muscles and breathe out. As a result, there is a SHIFT in your state due to received impact that you were able to process without tensing up.

So when your answer is “Yes, it does feel good”, you are in Good “Pleasure Pain” Zone (2). What to do then? Enjoy! Breathe… Feel what is does with you and share it with your partner!

[…]

When your answer is “No”, meaning you are in pain with no signs of danger though and you cannot quite relax into what is happening, you might like to ask yourself a third question:

  • “Can I change it?” 

As there is no danger, you can take three breaths, as deep as the tie allows you, and check-in with yourself. The thing is, the reason for you experiencing bad pain (or generally not enjoying the scene) might be on the riggers’ side: poor rope technique, bad lines management, poor body handling etc. But it can be on your side as well: your own attitude, mistrust, fear, insecurity. When getting warning signals, our brain also minimizes, exaggerates and misinterprets. We might think major issues are minor and vise versa.

The brain’s decisions are affected by our moods, anxieties and expectations.

[…]

Anxiety can be triggered by lack of experience or information (I’ve read something about nerve problems, but have no idea how it feels and what to do then), by not feeling safe with the tying person, by many other things:

  • Not trusting the partner (on skills or personal safety)
  • Worrying about possible outcome or performance
  • Resistance to let go, “fighting” the rope
  • Being insecure about the limits
  • Being insecure how to communicate
  • Feeling anxious expecting pain
  • Fearing to lose control over the situation
  • Being not comfortable with my own sexuality

[…] Our internal attitude plays a massive role in the experience you create together and even with perfect rope technique, proper tension and correct placement we can end up having a lot of bad pain and not getting to the point where we can let go.

The good news, it is within your power to work on your internal attitude – when YOU choose to do so.

How to check-in? Take three deep breaths and observe what is happening with you. Allow yourself to stay a bit with these uncomfortable sensations and emotions, since there is no acute danger. Check if your muscles are tense, especially facial tension, notice if your jaw is clenched, whole body is tightening, if you are holding the breath. Try to focus on your breathing. Breathe in. Breathe out. See if something has changed. Does it become easier? You are likely in Good&Bad “Mixed Pain” Zone (3).

I can tell you one thing – breathing is always a good idea. Either your tension goes away and you feel much better in this tie or you realize that you do have real reasons to feel this way.

In case it doesn’t become easier, despite your attempts to breathe and relax your anxiety is increasing and it just doesn’t feel right, you are in Bad “Non-Danger Pain” Zone (4) and you need to communicate with your partner. […]

It also can be objectively “sloppy rope” with wrong tension (too tight, too loose – yes, too loose can be a problem too if the rope structure doesn’t hold you have to hold yourself by tensing your muscles), wrong placement (for instance too low TK wraps), no control over rope impact, bad tsuri-line management. Do not tolerate it and do not silence issues. You serve your rope partner much better by giving them friendly and honest feedback about how it felt. Communicate immediately or after the scene depending on how urgent the case is for you.

The experience of pain is subjective.

What matters is how YOU feel. If YOU cannot handle the stimuli, if YOU cannot relax into it, if it’s exceeding YOUR limits this means for YOU it is a bad pain.

[…]

Yes, receiving the impact is a skill that can be developed. Right way to develop this skill is slowing down, learning to notice what our bodies are telling us and trusting it. It’s never a good idea to force.

There is some truth in this common knowledge that pain is there to protect you.

Happy tying!

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