What is your story?

TESTO IN ITALIANO IN BASSO


Less than 24 hours have gone since we left Kinbaku Lounge to run to the airport to catch a plane and go back to reality, I am still completely overwhelmed in the bubble.
Being in contact for three days with a legend like Sugiura Norio Sensei and Miho-San made me think about so many aspects of my life that I wanted to stay there for a longer time to mature more than just perceived concepts and to learn new ones.

“You don’t have to expect to be beautiful in ropes. Rather ask yourself why you want to receive the ropes. Ask yourself what you have deep inside and what you would like ropes to make come to the surface. “

A few simple words that contain my two-year reflections on kinbaku. Thoughts that I have always tried to express without success.

The profile of Miho-San in seiza before being tied is indefinable.
it’s as if from that moment she is in a bubble, on another planet.
And so it is. When someone asks her how she feels about accepting being tied up on an ishidaki, she tells us about her vision, her love for someone and her punishment and expiation through the ropes. Time and silence are the key elements to live, to look within and to bring out that something.

Sugiura sensei walks away from the scene and waits. The photo camera on the tatami, ready to shoot. He waits.

Miho-San’s gaze is lost in an environment that we cannot access. We can try to imagine it but it’s like there’s glass around her. She seems to be looking at the void and yet we are there, in front of her, the “public”.
She is not with us. I try to look into her eyes, to look for her story but what happens to me I think I will remember for a lifetime.

Suddenly I have no breath left. I can not breathe anymore. As soon as I see the wet face in the smoke of her hair, my eyes fill with tears and I can’t stop crying.
I feel completely emptied and in a moment I realize just how fragile and strong a soul can be at the same time. I squeeze my stomach as never wanting to let the depth I feel come out of me again.
I no longer see the smoke of her thin black hair like silk threads, I no longer see the delicacy and fragility of her fair skin.
I remain open-mouthed by only looking at such pure suffering and at such touching beauty. Without words.

She didn’t care about being photographed, she had thousands of shootings.
She didn’t care about us, where she was, in Japan or Copenhagen. She was just herself.

When I realized this I knew I was nothing compared to the depth and intensity of what I was watching and experiencing.
Miho-San guided me in what it really means to accept and that in order to do so we must not “search” but “feel”. Perhaps I have learned what it really means to live “the moment” and, believe me, it is not what I thought I understood until before this experience.

Shiawase


Trascorse meno di 24 ore da quando abbiamo lasciato Kinbaku Lounge per correre in aeroporto a prendere un aereo che ci avrebbe riportato alla realtà, sono ancora completamente nella bolla.

Essere a contatto per tre giorni con una legenda come Sugiura Norio Sensei e con Miho-San mi ha fatto riflettere su così tanti aspetti della mia vita che avrei voluto rimanere lì ancora a lungo per maturare di più dei concetti solo percepiti e per impararne di nuovi.

“Non dovete aspettarvi di essere belle nelle corde. Chiedetevi piuttosto perché volete accogliere le corde. Chiedetevi cosa avete nel vostro profondo e cosa vorreste che le corde facciano emergere in superficie.”

Poche semplici parole che hanno racchiuso le mie riflessioni di due anni di kinbaku. Pensieri che ho sempre cercato di esprimere senza riuscirci.

Il volto di Miho-San in seiza prima di essere legata è indescrivibile.

È come se da quel momento lei sia in una bolla, su un altro pianeta.

E così è. Quando qualcuno le chiede cosa provi nell’accettare di essere legata su un’ishidaki ci racconta la sua visione, il suo amore per qualcuno e la sua punizione ed espiazione attraverso le corde. Il tempo ed il silenzio sono gli elementi chiave per vivere, per cercare dentro di sé e per far emergere quel qualcosa.

Sugiura Sensei si allontana e aspetta. La camera posata sul tatami, pronto a scattare, aspetta.

Lo sguardo di Miho-San è perso in un ambiente a cui non possiamo accedere. Possiamo provare ad immaginarlo ma è come se ci fosse un vetro attorno. Lei sembra guardare il vuoto eppure, lì, di fronte a lei ci siamo noi “pubblico”.

Lei non è con noi. Provo a guardare nei suoi occhi per cercare la sua storia ma quello che mi succede credo che lo ricorderò per tutta la vita.

D’un tratto non ho più fiato. Non riesco a respirare. Appena scorgo il volto bagnato tra il fumo dei suoi capelli i miei occhi si riempiono di lacrime e non riesco a smettere di piangere.

Mi sento completamente svuotata e mi rendo conto in un momento solo di quanto un’anima possa essere fragile e forte al tempo stesso. Mi stringo lo stomaco come se non volessi far uscire mai più da dentro di me quella profondità che provo.

Non vedo più il fumo dei suoi capelli neri sottili come fili di seta, non vedo più la delicatezza e la fragilità della sua pelle chiara.

Resto solo a bocca aperta di fronte ad una sofferenza così pura e di fronte ad una bellezza così struggente. Senza parole.

A lei non importava nulla di essere fotografata, a lei che di shootings ne ha fatti migliaia.

Non le importava di noi, di dove fosse, in Giappone o a Copenaghen. Era sé stessa e basta.

Quando ho realizzato questo ho capito di essere nulla in confronto alla profondità e all’intensità di quello che stavo guardando e vivendo.

Miho-San mi ha insegnato cosa significhi davvero accettare e che per farlo non bisogna “cercare” ma “sentire”. Forse ho imparato cosa significa davvero vivere “il momento” e, credetemi, non è quello che pensavo di aver capito fino a prima di questa esperienza.

Shiawase

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